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libum (antica Roma)

Libum

Questa ricetta proviene dal De agri cultura di Catone il Censore (II sec. a.C.), prima opera latina in prosa a noi conosciuta, che tratta appunto della conduzione di un’azienda agricola, ma contiene anche alcune ricette. Queste sono tutte ricette semplici (molto diverse da quelle di Apicio), basate sui prodotti della terra e che rimandano a una società rurale, come era la Roma delle origini. Catone le sceglie volutamente per opporsi all’ellenizzazione dei costumi che stava avvenendo ai suoi tempi e alla conseguente diffusione di un modo di vita più lussuoso (per chi se lo poteva permettere!). Chiaramente il rischio che lui vedeva in tutto ciò andava ben al di là delle abitudini alimentari: dalla Grecia ellenistica si andava diffondendo un culto della personalità che minava la res publica del Senatus Populusque Romanus e avrebbe portato a forme di potere individuali, come, ai tempi di Catone, gli Scipioni e, successivamente, Mario, Silla, Pompeo, Cesare e poi Augusto e l’impero. In questo ebbe ragione e fu certamente lungimirante; quanto poi il potere di uno solo, piuttosto che del vecchio ceto dirigente ormai corrotto, fosse davvero un male è un altro discorso… Ma qui si parla di ricette, non di politica. Tornando al libum, esso viene dal verbo latino libare e indica dunque un’offerta agli dei, originariamente. Ai tempi di Catone, però, si facevano ormai offerte ben più sontuose, dunque era certamente un cibo per gli uomini. Come tutte le ricette semplici, il risultato dipende molto dalla qualità degli ingredienti.

Ingredienti per 6 persone:

  • 100 g di farina di farro (o anche farina bianca);
  • 400 g di ricotta di pecora;
  • 1 uovo;
  • Sale;
  • Foglie di alloro.

Preparazione:

Mescolare la farina, la ricotta, l’uovo e un pizzico di sale e impastarli fino a formare una pagnotta. Catone dice di cuocerla intera, ma è meglio realizzare delle focaccine. Realizzare dunque con questo impasto delle palline aiutandosi con un cucchiaio (non è necessario che siano di forma perfetta) e porle in una teglia su un letto di foglie di alloro. Cuocere in forno a 180° C per 35-40 minuti. I tempi dipendono molto dal forno e dalla posizione della teglia: controllare che siano dorati ma non bruciati. Con questa cottura prendono un deciso profumo e sapore d’alloro, che è la loro caratteristica. Si possono mangiare sia calde sia fredde e si mantengono per qualche giorno. Possono accompagnarsi a formaggi e affettati.

 

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