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vino col miele (antica Roma)

Vino col miele (Mulsum)

Il vino era un elemento fondamentale dei banchetti di Greci e Romani, sebbene fossero noti anche altri alcolici come l’idromele e la birra (cervisia). In genere non era bevuto puro, ma allungato con acqua, mentre il vino puro era un po’ come i nostri superalcolici e veniva bevuto alla fine, quando la festa spesso degenerava; in ogni caso bere vino puro era piuttosto disdicevole. C’è da ritenere che i vini antichi fossero più forti di quelli di oggi, anche perché dall’Ottocento i vitigni autoctoni europei sono stati soppiantati o incrociati con varietà americane, per sfuggire ad una malattia dell’uva. Per servirlo e consumarlo si erano sviluppate diverse forme di vasi specializzate: i crateri avevano la funzione di mescolarlo e raffreddarlo, così come i deinoi e gli stamnoi; lo psykter aveva la particolare funzione di essere riempito di neve o ghiaccio e inserito nel cratere per raffreddarne il contenuto; come brocche c’erano l’olpe (dalla bocca circolare) e l’oinochoe (dalla bocca trilobata); infine c’erano tre tipi di coppe per bere (un po’ come noi abbiamo bicchieri da vino di molte forme diverse), il kantaros, lo skyphos e la kylix. Questi vasi greci, assieme al consumo di vino, si erano diffusi in tutte le aree influenzate dalla cultura greca, non solo tutto il mediterraneo, ma fino l’interno della Francia, dove vivevano i Celti o Galli. Ma il vino non era solo allegria e convivialità, al contrario il dio del vino Dioniso/Bacco, che introdusse la viticoltura fra gli uomini, era considerato un dio civilizzatore e questo nesso vino-civiltà adombrato dal mito sembra confermato anche dall’archeologia. Secondo l’archeologo Colin Renfrew, infatti, l’introduzione in Grecia e a Creta delle colture di vite e olivo nel II millennio a.C. portò ad un’agricoltura specializzata, mentre in precedenza si coltivavano quasi esclusivamente cereali per l’autoconsumo; con l’agricoltura specializzata si resero necessari il commercio e la distribuzione delle risorse, dato che ognuno non produceva più tutto ciò che gli occorreva, e proprio per organizzare questa redistribuzione sarebbero sorte le civiltà minoica prima e micenea poi, degli stati centralizzati in cui i beni erano immagazzinati nei palazzi.

Veniamo più nello specifico al vino romano. Secondo Plinio il Vecchio ne esistevano 185 varietà, sia bianco che rosso, ma di certo il più celebre, apprezzato e anche citato dai poeti era il Falerno, prodotto in Campania. Si usava farlo invecchiare molto e nel Satyricon di Petronio il ricco liberto Trimalcione, sempre esagerato, ne offrì ai suoi ospiti un’anfora vecchia di 100 anni! Durante l’impero il vino di produzione italica è però in crisi e subisce la concorrenza di quelli provenienti dalla Spagna e dalla Gallia. Il vino veniva aromatizzato in vari modi e poteva essere raffreddato ma anche scaldato. Il mulsum è citato da diversi autori e con diverse varianti: quella che qui presentiamo è semplice ma efficace.

Ingredienti:

  • 1 bottiglia di vino secco (rosso o bianco) da 750 ml;
  • 3 cucchiai di miele;
  • 1 cucchiaino di pepe macinato.

Preparazione:

Travasare in una bottiglia metà del vino, aiutandosi con un imbuto. Versare il miele. Fra un cucchiaio e l’altro versare un po’ di vino ancora, perché il miele non rimanga appiccicato all’imbuto, ma entri tutto. Mettere anche il restante vino e il pepe. Chiudere la bottiglia e mescolare tutto bene agitandola a lungo, finché non ci sia più miele sul fondo. Farla raffreddare qualche oretta nel frigo. Il miele, essendo zucchero, oltre ad addolcire innescherà una reazione chimica che aumenta un poco la gradazione alcolica. Prima di servire fresco, infine, agitare ancora per smuovere il pepe dal fondo. La quantità di miele è indicativa, dipende dal risultato che si vuole ottenere e anche dal sapore del vino utilizzato. Comunque si consiglia di usare un vino secco e non dolce.

 

Aperitivo romano a base di libum (vedi ricetta), melone, affettato e vino al miele

Cratere François, produzione attica, dipinto da Kleitias, VI sec. a.C.
Deinos da Metaponto, VII sec. a.C.
Stamnos di produzione attica, V sec. a.C.

Psykter di produzione attica, V sec. a.C.

Olpe Chigi, produzione corinzia, VII sec. a.C.

Oinochoe di produzione rodia, VIII sec. a.C.

Kantharos di produzione attica, V sec. a.C.

Skyphos di produzione attica, V sec. a.C.

Kylyx di produzione attica, V sec. a.C.

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